Maria Eduarda Santos

 

likes

Questa storia non si svolge nel nostro mondo. Questa storia si svolge in un mondo parallelo nel quale sono imprigionata. Aiutatemi. Fino a settimana scorsa andavo a  letto felice, come la settimana prima e ancora quella precedente. Il mio nome è Maria Eduarda Santos e da questa settimana sto vivendo in un incubo.

Ma andiamo con ordine. Frequento l’ultimo anno del Colégio Sagrado Coração de Maria di Brasília e sono la ragazza più amata della scuola.

Non dai maschi, non in quel senso.

Sono la ragazza più amata e non è difficile capire perché: sono carina, simpatica, molto intelligente, ballo bene, sono solare e un po’ pazza; mi piace ballare, i ragazzi con la moto, la birra, la musica e ballare. Ho scritto due volte ballare perché ballare mi piace molto e lo volevo far capire bene, mi piace ballare. Mi piace anche la musica però, quella un po’ classica, Justin Bieber e altri grandi pezzi di qualche anno fa.

A scuola non vado tanto bene, anzi per due anni di fila ci sono state molte discussioni a riguardo. Tra mio padre e la preside, intendo. Papà ritiene inaccettabile questo accanimento della scuola nei miei confronti e per due volte è finita che stava per denunciare la preside, insomma, ha fatto in modo che mi promuovessero. Io in fondo penso che se una passa tutto l’anno a non fare assolutamente niente, a stare sempre ventiquattr’ore su ventiquattro su Facebook poi è normale che i suoi voti si abbassino un po’ eh. No, non è vero, non ventiquattro, di notte qualche ora la dormo.

A proposito di Facebook, fino a settimana scorsa detenevo il record di like della scuola. Intendo dire nel mondo normale, nel mondo così com’era fino a ieri, la pagina che aveva più like in tutta la scuola era mia: 3281 persone che hanno cliccato su Curtir.

Chiaramente quando una è in vista come me e anche molto amata come sono io qualche invidia è normale. Cioè. Anch’io sarei invidiosa di un’altra che fosse come me, anche se naturalmente è impossibile perché sono unica. Insomma c’è un gruppetto di ragazze dispettose che, cioè mi fanno proprio le linguacce e quelle cose così, non mi parlano, mi evitano proprio.

Sono invidiose della mia pagina Facebook, è la pagina della scuola. Sono invidiose perché sono stata più furba di loro. Dicono che è stato papà a comprare i like ma non è vero, figuriamoci. Papà è andato dalla professoressa di scienze, che è anche quella che fa un’ora alla settimana di informatica, sì quando si ricorda, forse sarà un’ora al mese, e le ha detto che se durante le sue ore classe dopo classe, anno dopo anno, tutti avessero messo il like alla mia pagina, beh, avrebbero tutti imparato a usare Facebook no?

Non che ci sia davvero bisogno, cioè qui Facebook lo sanno usare tutti e anche molto meglio della prof, però diciamo che papà in questo modo le ha fatto capire che così facendo avrebbe valorizzato una risorsa importante della scuola, cioè me, cioè la mia pagina, cioè me.

Papà mi vuole bene, mi ha già detto più volte che fra qualche anno la sua azienda agricola diventerà tutta mia, il terreno, le bestie, il personale, tutto mio. Vedete come mi vuole bene no? Tutto mio, troppo bello!

Lunedì scorso la fine di tutto. Papà mi porta a scuola con la Volvo come al solito, entro in classe e lo vedo subito che c’è qualcosa che non va. C’è quella Dani che mi vede da in fondo al corridoio e anziché ignorarmi come fa di solito mi fa uno dei suoi sorrisini da prenderla a sberle, mi sventola il cellulare e se ne va in classe. Ci ho messo un po’ a capire. Le mie amiche tenevano gi occhi bassi, mi evitavano. LE MIE AMICHE!!!

Alla fine lo sono venuta a sapere, naturalmente, non è facile tenere nascoste le cose a una intelligente come me. Ed è un incubo. C’è questa Yaia che ha messo su una pagina su quegli indiani che giocano a calcio, sapete, quegli Asu Ka’a e, non so, un incubo. È finita anche in TV, un incubo. Nel momento in cui sto scrivendo, non riesco a crederci, guardate l’immagine, un disastro, sessantadue milioni di like, un disastro.

Ma cara Yaia ti aspetto al varco. Dicevate che la mia pagina era ruffiana? E la tua allora? Ti aspetto al varco cara Yaia, non dubitare, papà si inventerà qualcosa, vedrai!

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