Le mirabolanti avventure di Pepè della foresta: il giaguaro bianco.


La vita di Pepè era molto semplice. Passava la notte nella baracca di lamiera che si trovava a un paio di centinaia di metri dal molo di Monte Dourado. Appena sveglio si gettava nel fiume così com’era tutto vestito per lavarsi un po’.
«Non hai paura dei Piranha?»
«No.»
Passava un paio d’ore a pescare, poi faceva un giro in paese per comprare due cose o vedere qualcuno, tornava nella sua baracca ad abbrustolire i pesci, o la carne quando c’era, mangiava e poi si sdraiava per il suo meritato riposino pomeridiano.
Appena il sole accennava a tramontare si svegliava, faceva un altro bagno, questa volta nudo, nelle acque melmose del fiume, si vestiva meglio che poteva e si dirigeva alla locanda, dove avrebbe passato la sera bevendo, chiacchierando, raccontando le poche novità che succedevano e ancora bevendo.
Arrivava regolarmente a fine serata completamente ubriaco ma questo, diceva lui, lo aiutava ad andare a casa sano e salvo.
«Perché ho paura del buio» diceva con la voce biascicata e una mezza risata che non faceva capire se fosse serio o meno.

Questo prima dei turisti.

«Davvero hai paura del buio?»
«Sì. No. Ho paura di quello che può uscire dalla foresta di notte.»
«E cosa può uscire dalla foresta di notte? La foresta è a più di un chilometro.»
«Mio nipote… Mio nipote bel ragazzone grande e grosso, due spalle così, dovevi vederlo mio nipote. È stato preso dall’anaconda, l’anaconda più grande che si sia mai visto in zona. L’ha preso e la portato via una sera che stava tornando a casa, è uscito dalla foresta, l’ha catturato e si è tuffato nel fiume.»
«E come fai a sapere che era un anaconda?»
«La traccia. Dovevi vedere il solco che ha lasciato nel fango, largo così» fa il gesto con le mani.

Con i turisti era cambiato tutto, la vita di Pepè era diventata molto più complicata.

Alcuni di loro volevano essere portati in giro! Volevano il contatto con la natura! Ma quale contatto? Quale natura?

C’erano per esempio questi due inglesi, una coppia. Non si sa mai davvero se due inglesi sono una coppia o no, se ne stavano sempre lontani, guardandosi a malapena, più preoccupati di darsi una carezza o di farsi vedere troppo intimi che dei calabroni. Volevano passare una notte nella foresta vergine, io odio la notte nella foresta vergine. Però pagavano bene, molto bene, e Pepè non poteva dire di no.

Ma cosa ne sa un inglese della foresta? Niente. Pepè li fece salire sulla sua Jeep, la prima, quella grigia, e fece un lunghissimo giro attorno a Monte Dourado, lunghissimo, almeno quattro ore.
«Io le strade le conosco bene, le conosco tutte. Voi volete la foresta vergine? Io vi porto dove nessuno è mai andato.»
Avanti e indietro per gli stessi sentieri, avanti e indietro. Tanto gli alberi sembrano sempre diversi e i rami del fiume, quelli sono davvero diversi, basta passare tre ore dopo e magari la corrente si è invertita, la radura si è allagata. La foresta non è mai uguale.
Per fortuna la donna parlava un po’ di portoghese.
«Ma è sicuro signor Pepè? È sicuro che stiamo andando bene di qui?»
«Bene? Benissimo non bene! Io le strade le conosco tutte! I sentieri! Tutti! E poi non dovete preoccuparvi! siamo quasi arrivati!»
In linea d’aria non erano a più di un chilometro dal punto di partenza, la vegetazione era sì molto fitta ma non si poteva certo dire che si fossero inoltrati nella foresta vergine. Finalmente smontarono dalla Jeep, Pepè montò un grande telo impermeabile per ripararsi dalla pioggia certa, montò le tre amache con la zanzariera, preparò un caffè e arrostì i tre pesci che aveva pescato appositamente il giorno prima.
«Non c’è un po’ di tè?»
«No.»
La conversazione languiva, apparentemente l’uomo era un riccone di qualche tipo, anche se Pepè non aveva capito cosa faceva per vivere, mentre lei, se non aveva capito male, faceva la maestra.

Venne presto l’ora di coricarsi. Pepè si era portato una bottiglia di cachaça e aveva cominciato a bere offrendone ai suoi compagni che avevano fermamente rifiutato. Nel momento stesso in cui si infilò, ultimo dei tre, nell’amaca era certissimo che qualcosa di pericoloso fosse in agguato nel buio.

Il primo rumore che sentì fu un miagolio. I due inglesi dormivano profondamente, il russare di lui si sentiva probabilmente a miglia di distanza. Un miagolio poteva significare molte cose ma se significava un cucciolo di giaguaro erano nei guai.

A Monte Dourado sanno tutti che per scacciare un giaguaro bisogna dirgli le parolacce. Sanno tutti che il giaguaro tornerà, per questo la prima volta bisogna dirgli soltanto metà delle parolacce che si conoscono, tenendo l’altra metà per la seconda volta. A Monte Dourado sanno tutti che i giaguari che si aggirano attorno al villaggio sono i più pericolosi perché loro le parolacce le conoscono già tutte.

Pensa Pepè, pensa. La cachaça non aiuta a focalizzare i pensieri. Il miagolio si avvicinava, era ormai vicinissimo, era ormai sotto di loro. Cosa fare?

Provò a guardare di sotto, al di là del bordo della sua amaca. La zanzariera impediva di sporgersi per bene, la torcia proiettava un cerchio netto nel nero della notte. Eccolo. Un cucciolo di giaguaro che probabilmente aveva sentito il loro odore, che doveva stare davvero male se non si era fatto intimorire dal russare dell’inglese. E che perdeva sangue.
La madre non poteva essere lontana. Sarebbe arrivata e avrebbe attaccato. E loro sarebbero morti nel modo più stupido. Pepè strinse il manico del machete ma non si sentì per niente rassicurato.

Agì d’istinto. Aprì la zanzariera, saltò giù e con uno straccio avvolto attorno al braccio cominciò a guardare la ferita. La pelle era strappata in più punti ma c’era troppo sangue e troppo sporco per capire se era una cosa grave o meno. Il cucciolo era molto debole, aveva appena la forza di mordicchiare lo straccio. Era un morso, a parte due incisioni più profonde non sembrava niente di irrecuperabile. Provò a dare un po’ d’acqua da bere al piccolo e lui bevve, poi chiuse gli occhi e fece le fusa. Solo in quel momento Pepè sentì il getto di aria calda che lo colpiva dietro il collo. Era un po’ che quell’aria calda lo stava investendo ma fino a quel momento non ci aveva fatto caso. Si girò più per sgranchirsi le spalle che per altro e si trovò a pochi centimetri da due occhi di fuoco.

Un enorme testa di giaguaro nascondeva un altrettanto enorme corpo di giaguaro. Paralizzato dal terrore Pepè non riuscì nemmeno a respirare mentre il felino emetteva un lungo, lentissimo, terribile grugnito. Non c’era dubbio: quel giaguaro conosceva tutte le parolacce di tutte le lingue del mondo.

Era la madre del cucciolo e nella notte nera il suo pelo bianco candido riluceva come un faro. Era completamente bianca, senza nemmeno una macchia, ed era grossa, molto più grossa di un qualunque giaguaro Pepè avesse mai visto o anche solo immaginato. La certezza della sua fine imminente convinse Pepè che quello che gli stava davanti doveva essere l’impersonificazione della morte stessa, lo spirito dell’al di là che era venuto a prenderlo, come l’anaconda che aveva preso suo nipote.

Con un movimento perfettamente misurato la femmina di giaguaro abbassò la sua testa, prese il suo cucciolo tra le fauci, si girò e si allontanò senza fare nessun rumore.

Pepè restò seduto per terra, sveglio e immobile fino al mattino, gli occhi sbarrati, il cuore che batteva all’impazzata. Al risveglio i due inglesi lo trovarono ancora scosso che preparava il caffè.
«Avevi detto che non c’è il tè?»
«No.»
«Che emozione eh? Passare una notte nella foresta! Che emozione pazzesca! Certo, non è successo proprio niente, pensavo fosse più pericoloso, però è stata davvero un’emozione pazzesca!»
«Sì» disse Pepè senza molta convinzione «davvero emozionante.»

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s