Un uccellaccio del malaugurio ma di metallo

Il Junkers D-218 durante spedizione in Brasile

Loro, i piloti tedeschi del Junkers D-218 ammarato per aver finito il carburante nelle acque del Rio delle Amazzoni proprio di fronte a Macapá attorno al 25 marzo 1923, non erano preoccupati per la tenuta del velivolo. No, in quella spedizione in Sudamerica avevano fronteggiato situazioni ben più gravi: mareggiate, tempeste, lutti, pioggia tanto battente da non poter volare, avarie.

Le acque del Rio delle Amazzoni erano calme, il cielo stava dando un po’ di tregua, c’era perfino un po’ di sole che sbucava dalle nuvole, l’aereo era in buone condizioni e l’amaraggio di emergenza era stato causato semplicemente dalla mancanza di carburante. Niente di cui preouccuparsi, quindi, tranne per il fatto che la popolazione di Macapá era, beh, letteralmente impazzita.

Nessuno in città aveva mai visto un aereo, nessuno ne aveva mai sentito parlare, padre Júlio Maria Lombaerd, grazie forse alla sua educazione il più pacato e sereno tra gli abitanti, si strappò gli abiti talari e si gettò nudo in acqua alla volta dell’aereo urlando «ANDATEVENE PER L’AMOR DI DIO SE NON VOLETE CHE IL MONDO FINISCA QUI E ORA!» seguito a ruota dai pescatori e da diversi altri cittadini. Non ci sono molti[1] altri resoconti delle reazioni della popolazione ma crediamo che questo possa darne un’idea.

Drewsky e Jastram, questi i nomi dei piloti, capirono presto a quale pericolo stavano andando incontro e non persero la testa. Cominciarono così a prendere a calci tutti quelli che tentavano di salire sui galleggianti ben sapendo che l’aereo non avrebbe retto il peso di tutta quella folla e si sarebbe inabissato. Dopo diversi minuti in cui i corpi e crediamo anche le facce degli abitanti di Macapá ebbero modo di verificare loro malgrado la solidità degli stivali di fabbricazione tedesca proprio padre Júlio Maria Lombaerd scese a più miti consigli e si autoelesse portavoce della città.

L’idrovolante venne ormeggiato di fronte alla fortezza, Drewsky e Jastram partirono a vela alla volta di Belém alla ricerca di un po’ di carburante, e quella che sembrava la più grande maledizione che si fosse mai abbattuta sul pianeta si trasformò presto in un’enorme festa, forse la più grande che il nostro pianeta abbia mai visto, una festa di cui qualcuno ancora racconta.

1. http://agenciaamapa.com.br/noticia.asp?n=35481

Anche di questo si parla ne La mossa del tapiro.

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